Vengono
brevemente presentati gli insegnamenti di coloro che vengono considerati i
padri della Qualità Totale. Alcuni di questi, come vedremo, possono
essere utilizzabili dagli stampisti. Premessa Se intorno alla metà degli anni ’80 avessimo posto la domanda provocatoria: “Perché l’azienda esiste?” avremmo avuto delle risposte diversificate. In particolare:
Con la bussola puntata sui clienti, i giapponesi, nello spazio di una generazione, non solo avevano recuperato il gap tecnologico che li separava dagli Stati Uniti, ma, a metà degli anni ’80 tiravano il gruppo dei migliori. Tutto l’occidente più industrializzato era ormai all’inseguimento, arrancava e sbuffava per non perdere il passo. Oggi che la bilancia della qualità è stata rimessa, con grandi sforzi, quasi in equilibrio, alla domanda provocatoria di prima, la corrente capitalista occidentale, confermerebbe che lo scopo dell’azienda è quello di creare valore, ma con una scaletta più articolata di priorità:
Il
Giappone dal 1955 al 1980 Il
Prof. Yoshio Kondo in una recente intervista ha sintetizzato molto bene il
cammino del Giappone. Alla domanda dell’intervistatore:
“In quale misura il successo del Giappone, nelle iniziative legate alla
qualità, si può far risalire alla sua cultura, ai suoi valori ed alla
sua struttura sociale?” Yoshio Kondo
ha risposto: “Dopo la fine della seconda guerra mondiale, i vecchi
leader, militari e politici, sono stati sostituiti da una relativamente
giovane leadership di imprenditori che si proponevano di industrializzare
il Giappone, per non farlo ripiombare indietro nell'economia agricola e
semifeudale dell'ante guerra. Dopo aver intrapreso questa strada si
trovarono a dover fronteggiare una serie di ostacoli. Il principale dei
quali era la bassa qualità dei prodotti; nessuno avrebbe più acquistato
di nuovo prodotti così scadenti. I prodotti giapponesi costavano poco, ma
valevano niente. Per una nazione come il Giappone, povera di materie
prime, la difficoltà a vendere all'estero prodotti finiti significa
l'impossibilità di procurarsi valuta estera e quindi l'impossibilità di
comperare le materie prime necessarie per innescare la spirale ascendente
dello sviluppo industriale. In
ogni caso il Giappone è un esempio vivente del valore aggiunto prodotto
dall'introduzione di una cultura straniera. Cultura che noi siamo stati
ben felici d'incontrare, di applicare e forse anche di perfezionare: Il
TQC (Total Quality Control) di Armand
Feigenbaum, che in Giappone è conosciuto e divulgato come
CWQC (Company Wide Quality Controll). A questo punto, sarebbe forse più
giusto dire che la cultura della qualità non è una cultura locale
di questo e quel paese, ma una cultura globale. Armand Feigenbaum ed il prof. Yoshio Kondo stesso, sono due studiosi della qualità che, assieme ad un’altra dozzina di altre persone, con il loro contributo hanno cambiato il modo di produrre, prima del Giappone e poi dell’intero occidente. Ci siamo riproposti di passare in rassegna, per sommi capi, il loro pensiero per vedere quanto del loro insegnamento sia applicabile al settore della costruzione degli stampi. I
processi produttivi
Prima di iniziare è bene fare una seconda premessa legata alle tipologie dei processi produttivi. Tutte le aziende industriali manifatturiere che s’incontrano rientrano in una delle cinque categorie qui sotto elencate:
Le
cinque tipologie di processo richiedono organizzazioni produttive ed
amministrative alquanto diverse fra di loro. Ad esempio, i servizi
commerciali sono modellati sulla tipologia, sia del prodotto, sia dei
clienti finali, a cascata ne consegue che tutto il ciclo industriale è
diverso, la progettazione dei manufatti e/o l’ingegneria dei processi
produttivi, la gestione dei materiali, il controllo qualità, la
programmazione del flusso dei materiali in fabbricazione, ecc. Gli
studiosi della qualità totale, quando hanno suggerito modelli pratici o
strumenti per migliorare il processo, quasi sempre avevano in mente
aziende del tipo, 1. Grandi produzioni in linea, o al limite quelle
del tipo 2. Produzione a lotti. Le
aziende che costruiscono stampi (una tipica produzione su commessa o per
linee spezzate) hanno invece problematiche atipiche rispetto alle altre
tipologie di processo prese a riferimento dagli studiosi della qualità.
Prendiamo in esame il solo flusso del lavoro: traslano contemporaneamente
in fabbricazione da dieci a venti stampi, uno o due in assemblaggio finale
ed altrettanti all’inizio del ciclo, mentre la maggior parte dei
componenti degli altri stampi è nel vivo della lavorazione. I centri di lavoro diversi (o
isole di lavoro), non sono molti, cinque o sei in tutto, anche se alcuni
hanno più di una macchina, mentre i pezzi in costruzione saranno da un
centinaio ad un migliaio, in funzione del settore merceologico nel quale
lo stampista opera. Orbene, nessuno degli strumenti ipotizzati dagli
studiosi è in grado di aiutare praticamente a migliorare la gestione di
questo tipo di complessità. Pare che il Prof.
Rajan Suri lavori ad un sistema specifico per la programmazione
delle lavorazioni su commessa, conosciuto con l'acronimo POLCA (Paired,
Over-lapping, Loops of Cards with Authorisation) che
possiamo tradurre come giri di schede, accoppiate, sovrapponibili ed
autorizzate.
L’insegnamento
degli studiosi americani della qualità totale
I
primi quattro guru americani della qualità totale che prendiamo in
considerazione sono: Joseph Juran (nato in Romania), Edwards
Deming, Armand
Feigenbaum e Philips
Crosby. Paradossalmente
sono loro, e non i giapponesi, i padri fondatori ed i primi teorizzatori
della rivoluzione per la qualità. Due di loro, Juran e Deming, hanno
lavorato in Giappone, in particolare Deming vi ha soggiornato per un
quarto di secolo almeno. Entrambi sono stati insigniti della più alta
onoreficenza giapponese, riservata agli stranieri, quella che viene
chiamata: "The
Second Order of the Sacred Treasure presented by the Emperor", Joseph
Juran Juran
ha enfatizzato il fatto che il cliente non è soltanto il cliente finale,
ma ogni persona o postazione lungo la catena di fabbricazione ha il suo
cliente a valle ed il suo fornitore a monte. Egli ha quindi teorizzato
che, ad ogni stadio, si possono individuare i tre componenti della
fabbricazione: fornitore, processo, cliente. Questo "modello a tre
ruoli" consente la scomposizione dell'intero ciclo di fabbricazione
in innumerevoli stadi che rappresentano altrettante opportunità per
intervenire localmente con miglioramenti, sia qualitativi sul prodotto,
sia produttivi sul processo. Edwards
Deming Deming
ha condensato il suo vissuto ed il suo insegnamento in 14 Punti per
manager (1989), allo scopo di aiutare le persone ha capire e implementare
le necessarie trasformazioni. E' considerato il fondatore della
moderna leadership. Al punto 7. l’ha cosi definita: “Lo scopo dei
manager, dei quadri tecnici, dei capi reparto, dei capi linea, del
controllo e di tutti gli indiretti in genere, deve essere quello di aiutare
le persone, le macchine ed i dispositivi a lavorare meglio”.
Ecco altre sue teorie: liberare tutti dalla paura, così che ognuno
possa lavorare effettivamente per l'azienda. Implementate il miglioramento
continuo della qualità dei processi, dei prodotti e dei servizi.
Eliminate la necessità dei controlli. Progettate e costruite la qualità
del prodotto la dove progettate e costruite il prodotto ed i processi. La
qualità deve scaturire dal processo. La gran parte delle cause, dei bassi
livelli qualitativi e della bassa produttività, appartiene al sistema
produttivo che è stato progettato male. Diminuite costantemente i costi
di produzione, con il miglioramento continuo dell'efficienza dei
sistemi produttivi. (Assolutamente da interiorizzare la definizione di
leadership!) Armand
Feigenbaum Nella
definizione del sistema "Total quality control", cui accennava
Kondo nell’intervista sopraccitata, secondo Feigenbaum il Total
va inteso come la totalità dei dipendenti, pertanto il suo TQC andrebbe
tradotto come “Il controllo qualità esteso a tutti i dipendenti”. I
concetti fondanti del suo sistema sono: Il
ciclo industriale inizia e finisce con il cliente, nel mezzo una miriade
di azioni che vanno definite, capite e portate avanti tutte in qualità. La
qualità è un incarico individuale e collettivo, di tutti i dipendenti,
nessuno escluso. La
qualità e quello che il cliente crede che sia, e non quello che il
fornitore pensa che sia, o peggio ancora una perfezione astratta, costosa,
fuori luogo e non apprezzata.
All'interno di ogni azienda c'è n’è una seconda in ombra, che
consuma oltre il 20% delle risorse senza produrre alcunché di vendibile.
Questa azienda deve essere chiusa. E’ costituita da quella parte
d'azienda non utilizzata o utilizzata male, o utilizzata per produrre
scarti, o impegnata in attività non correlate con il cliente, o non
sta facendo le cose giuste la prima volta che le fa, ecc. Orientare e
dirigere la qualità è sinonimo di orientare e dirigere i propri affari.
Sia la produttività sia i costi traggono beneficio dagli investimenti per
la qualità. Philips
Crosby Il
nome di Crosby è indissolubilmente legato ai suoi due più famosi
concetti: "Zero Defects" e "Do It Right First
time". Bravo giornalista, grande idealista, comunicatore
brillante e scrittore di successo, ha fornito ottimi slogan, esortazioni e
linee guida soprattutto per i manager. I suoi quattro punti fondanti per
un management volto alla qualità sono:
I padri fondatori giapponesi della qualità totale A
seguire parleremo di Taiichi
Ohno, Shigeo Shingo, Karou Ishikawa
e Genichi
Taguchi, che sono stati i pianificatori e gli esecutori delle
teorie formulate dai quattro americani sopraccitati. Ohno e Shingo,
dirigenti alla Toyota e mitici gestori della fabbricazione, hanno
implementato quello che ora è visto come il modello più compiuto di
azienda strutturata per la qualità, il Toyota Production System o
TPS. Ishikawa e Taguci, esperti in statistica, hanno invece sviluppato
metodi pratici per indagare e risolvere i problemi complessi. Taiichi
Ohno E’
il padre della filosofia giapponese di management conosciuta con il nome
di JIT (Just in time) ed applicata con successo sin dal lontano 1970 in
parecchie organizzazioni produttive giapponesi. E' stata, dapprima,
sviluppata ed ottimizzata negli stabilimenti della Toyota come mezzo per
soddisfare la domanda dei consumatori, con il minimo ritardo. Non si
tratta di un metodo, quanto piuttosto di una filosofia. Si propone infatti
di produrre i beni ed i servizi usando il minimo quantitativo di
tutto: materiali, costi, tempo, spazio, risorse umane e finanziarie.
Alleggerita, per adattarla alla cultura statunitense, ma con gli stessi
obiettivi, è divulgata ora con il nome di Lean Manufacturing, cioè
Produzione snella. Dalla filosofia
originale del JIT sono stati isolati diversi strumenti, i tre più
divulgati sono: la programmazione a kanban, i seven wastes e
le 5S. La programmazione con i kanban (schede o cartellini)
e la lotta ai “sette sprechi” sono tecniche specifiche per snellire il
flusso produttivo dei materiali nelle aziende con lavorazioni in linea,
mentre la pratica delle 5S (dalle iniziali di 5 parole giapponesi che
potrebbero corrispondere alle italiane: eliminare, riordinare,
pulire, standardizzare e coinvolgere) è universale e
dovrebbe essere applicata da tutte le aziende indistintamente. Shigeo
Shingo Collega
dell'ing. Taiichi Ohno alla Toyota, coautore e divulgatore, del JIT. I
suoi più grandi contributi individuali sono: lo sviluppo dei Poka-yoke,
la teorizzazione dello Zero Quality Control e la pratica SMED. I Poka-yoke,
intraducibile parola, corrispondente al nostro intercettatore,
dispositivo posto a valle di operazioni importanti nella linea
d’assemblaggio, per controllare la conformità della lavorazione
precedente. Una linea di montaggio, completamente attrezzata con
intercettatori, è una linea che lavora in regime di Zero Quality
Control, infatti è la macchina stessa che auto-controlla tutte le
operazioni al 100%. Lo SMED (Single
Minute Exchange of Dies) è una pratica che si propone di ridurre i
cambi dello stampo da ore a minuti. Karou
Ishikawa Il
più grande contributo di Ishikawa è la semplificazione e la divulgazione
delle tecniche statistiche per il controllo qualità nell'industria. E’
uno dei padri fondatori del CWQC (Company-wide Quality Control) e dei circoli
della qualità. Il suo contributo più originale è la teorizzazione
dell’uso di sette strumenti statistici per l’analisi dei
processi complessi. I sette strumenti attualmente utilizzati sono: i
diagrammi di causa-effetto, le run chart, i diagrammi di
correlazione, i diagrammi di flusso, i diagrammi di Pareto, gli istogrammi
ed infine le carte di controllo XR. Gli stampisti, dotati di presse per il
collaudo stampi, dovrebbero utilizzare almeno due strumenti: le run
chart e gli istogrammi. Con un’unica raccolta dati, nel corso
della prova finale di collaudo stampo, è possibile tracciare entrambi i
diagrammi: il run chart ci assicura della significatività dei pezzi
prodotti, in quanto la sua funzione è quella di monitorare lo stato di
controllo del processo nel tempo; mentre l’ulteriore rielaborazione
statistica dei dati consente di calcolare la dispersione del processo e la
sua tolleranza naturale. Entrambi i documenti potrebbero essere allegati
al manuale d’uso dello stampo, con la scheda parametri utilizzata per
produrre la campionatura finale, ed il rapporto del controllo qualità dei
pezzi. Genichi
Taguchi Il
suoi contributi più importanti sono le teoria sulla loss function e sul robust
design. Viene definita funzione di perdita, loss function, una
curva parabolica, che descrive la perdita economica subita dal produttore,
in funzione della dispersione dei suoi processi produttivi. Il concetto robust
design, invece ci tocca molto da vicino. Riferito ad un prodotto, si
può definire robust il prodotto insensibile alle condizioni
d’uso cui lo sottopone l’utente finale. Ad esempio, uno stampo che
continua a funzionare bene nonostante il fatto che il cliente lo usi su
macchine diverse ed in condizioni perturbate. Analogamente, se parliamo di
processi, si può definire robust quel processo che continua a
produrre pezzi conformi anche se intervengono perturbazioni ai parametri.
Al di la delle difficoltà di tradurre le intuizione in metodi concreti,
che si possano adattare a settori merceologici diversi, resta assoluta la
validità dei due concetti, espressi o sottesi, nell’insegnamento di
Taguchi, vale a dire: la riduzione della variabilità e l'aumento
della latitudine dei processi (o finestra di stampabilità se
riferita ad uno stampo). Sono da considerarsi le moderne strade maestre
per il miglioramento della qualità e dell'efficienza di un qualsiasi
reparto di stampaggio. Gli stampisti dovrebbero progettare la funzionalità
meccanica degli stampi, ma anche la qualità della prestazione. Lo stampo,
dopotutto, è un utensile e per essere di qualità deve avere un tempo
ciclo breve ed una grande latitudine di processo. La
generazione successiva e gli outsiders
Due
giapponesi, Imai e Kano, possono considerarsi della generazione successiva
a quella dei padri fondatori. Gli altri quattro personaggi qui sotto
presentati, un danese, un russo, un italo-americano ed ancora un
giapponese, sono outsiders. Masaaki
Imai Noriaki
Kano Claus
Moller Genrich
S. Altshuller Edward
De Bono Yoshio
Kondo Conclusioni Tutto l’insegnamento dei padri della qualità totale potrebbe condensarsi nella formula: “Per poter avere successo occorre aiutare i nostri clienti ad avere successo”. In quale modo?
Ma queste sono le sfide che qualsiasi costruttore di stampi giura di affrontare già tutti i giorni, a volte solo per sopravvivere! E’ la verità, ma non bisogna scoraggiarsi. In un mondo cosi competitivo, con un tasso di cambiamento elevato, è necessario continuare ad innovare sempre, sia pur a piccoli passi (con la tecnica del kaizen), se si vuole progredire, o quanto meno non perdere il passo.
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